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Sondaggi pagati con i nostri soldi!

Il sondaggio lo pagassero di tasca loro e non con i soldi nostri!

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Alessandro Di Battista
feb 18, 2026
∙ A pagamento

La notizia l’ha data il Fatto Quotidiano (pezzo a firma Giacomo Salvini). La Presidenza del Consiglio dei ministri, immaginiamo su iniziativa di Giorgia Meloni, ha commissionato all’Istituto Tecnè (istituto di ricerca, sondaggi ed analisi dei flussi elettorali) un sondaggio sulla riforma della magistratura e sul referendum che tra poche settimane l’approverà o la boccerà. Costo del sondaggio? 120.000 euro. Ovviamente denaro pubblico, soldi nostri. Mica ce li mettono loro, mica ce li mettono i parlamentari di FdI, mica ce li mette la Meloni.

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Qualcuno obietterà. “Cosa sono 120.000 euro rispetto al bilancio di uno Stato?”. Maccio Capatonda avrebbe risposto “SonocomunqueSoldi”, ma il punto non è la quantità ma il modus operandi.

Questi politicanti, evidentemente spaventati dalla possibilità di perdere il referendum (io credo che i sì siano ancora in vantaggio ma è innegabile il nervosismo di Nordio, il quale, in caso di sconfitta, si dovrebbe dimettere immediatamente) usano i nostri soldi (120.000 euro con affidamento diretto a Tecnè) per conoscere il “sentiment” degli italiani per poi intervenire con una comunicazione/propaganda più mirata.

Non vi fa schifo tutto questo?

Il sondaggio è stato commissionato il 19 gennaio 2026 dall’Ufficio per l’informazione e la comunicazione istituzionale del Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, ufficio guidato da Alberto Barachini, senatore di Forza Italia, attuale sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria e già presidente della Commissione di vigilanza Rai. Pensate che valore danno certi personaggi al denaro pubblico.

Ovviamente un’iniziativa del genere, presa da uno degli uffici più importanti di Palazzo Chigi e, per di più, in un momento del genere, non può non essere stata avallata dalla Meloni stessa. Dunque, la donna, madre e cristiana è responsabile politicamente di questo spreco di denaro pubblico. I sondaggi su come gli italiani valutino una porcheria presentata dal loro governo se li pagassero loro! Li pagasse la Meloni stessa, credetemi, i soldi ce li ha, eccome.

È doveroso ricordare che Giorgia Meloni siede in Parlamento dal 28 aprile 2006, giorno in cui partì la XV legislatura. Pensate, quando la Meloni ha iniziato ad incassare cospicui bonifici mensili dalla Camera dei Deputati, Presidente della Repubblica era Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Camera Fausto Bertinotti e del Senato Franco Marini. Sembra un secolo fa e in effetti sono passati 20 anni.

I cittadini italiani pagano Giorgia Meloni da 20 anni. Facciamo due conti. Evito di parlare dei bonus e privilegi vari a disposizione degli “onorevoli” (medico a disposizione, telepass, bonus occhiali, bonus cellulare, bonus computer, etc.) e mi concentro solo sul denaro.

I parlamentari guadagnano, euro in più o euro in meno, 10.400 euro lordi mensili solo come indennità (5.500 euro netti). A questi vanno aggiunti (esentasse) 3.600 euro al mese di diaria, ovvero denaro da utilizzare per vivere a Roma (hotel, affitto casa, ristoranti, taxi etc.). La Meloni, lo ricordo, è nata e ha sempre vissuto a Roma. A questi vanno aggiunti denari per le cosiddette spese per l’esercizio del mandato (collaboratori, organizzazione eventi etc.). Parliamo di altri 3.690 euro. Tale denaro (si legge sul sito della Camera) “è corrisposto direttamente a ciascun deputato, salvo che lo stesso decida di avvalersi di collaboratori. A seguito delle decisioni adottate dall’Ufficio di Presidenza, infatti, il deputato può decidere di destinare l’intera quota del rimborso, o una parte dello stesso, all’assunzione di uno o più collaboratori, nel numero massimo di tre”. Qualora il deputato decidesse di non avvalersi di collaboratori gli verrebbe bonificata ogni mese soltanto (si fa per dire) la metà di questi 3.690 euro, dunque 1.845 euro.

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